“INTERVISTA A MICHELE GARUFI, EX NUOTATORE AZZURRO”


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“Michele, 10 anni di nuoto a livello agonistico, in cui hai vinto Titoli Italiani, fatto parte piu’ volte della Nazionale Assoluta, tante soddisfazioni … cosa ti hanno insegnato maggiormente? “

“Beh, soprattutto una cosa, che ti racconto con un … sogno.”

“Non mollare Mike, ancora una settimana, dai che ce la fai “. Mi svegliai di colpo, con la voce inconfondibile del mio Papà nelle orecchie, in una stanza dell’Hotel Perreyve a Parigi …Erano le 6 di mattina di un Venerdì di fine Ottobre del 1999. Mio Papà era morto in modo assurdo 9 anni prima lasciandomi sgomento quando seppi in modo postumo il perché’ fosse morto … Piansi , tanto, un po’per la rabbia che mi prese nel realizzare che fosse solo un sogno  e che il mio Papà non avrebbe potuto aiutarmi nel momento più difficile della mia vita professionale  , un po’per la stanchezza che avevo dopo due settimane di “road-show” in giro per il mondo per l’entrata in Borsa della Società che avevo creato con i miei due soci , e di cui ero Presidente,  che sarebbe abortita se non avessi deciso di  proseguire per un ‘altra settimana in una specie di “mission impossible” per cercare di ribaltare la sorte … Che c ‘entra col nuoto tutto ciò, mi chiederai? 

25 Luglio 1972, Campionati Assoluti di Torino, validi come Trials per le Olimpiadi di Monaco. Finale dei 100 dorso. In corsia 4 ci sono io, il favorito, il “Probabile Olimpico “- come ci definivano allora – un anno di allenamenti intensi e collegiali con la speranza e la quasi certezza che a Monaco 72 ci sarei stato. Invece sbagliai tutto: partenza, virata e nuotata … una delusione totale, forse anche “confezionata” dai professori del mio Liceo che non tolleravano la mia passione sportiva e mi boicottarono cambiandomi all’ultimo momento la materia scelta per la “maturità orale” di 10 giorni prima e creandomi un’ansia da esame che mi compromise il “tapering” pre-gare … 

Distrutto e deluso partii subito dopo in vacanza  per Sirolo con gli amici fin quando , il Giovedì sera ,  mi giunse una telefonata di mio Papà che mi comunicava che la FIN aveva deciso di permettermi di fare un tentativo isolato ai Campionati Regionali del fine settimana seguente nel quale avrei potuto “fare il tempo” richiesto per i Giochi … Ne effettuai ben tre di tentativi in due giorni , ma le notti di “bagordi” di Sirolo mi fecero nuotare sempre 3-4 decimi più di quel tempo che mi avrebbe aperto le porte di Monaco di Baviera . Nuotai ancora un anno, altre Nazionali, le Universiadi a Mosca …. Ma poi smisi.  La delusione delle mancate Olimpiadi in modo stupido condizionarono tutta la mia vita, tutti i miei comportamenti. Mi impegnavo sempre al massimo, sia negli studi Universitari, completati a ritmo di 30 e con un immancabile 110 e lode in Chimica Farmaceutica, sia nei vari sport a livello amatoriale a cui mi dedicai dopo il nuoto. I miei amici mi chiamavano “Rasputin” dato che non mollavo mai e quando sembrava che cedessi ritrovavo le forze o per una sgroppata sulla fascia sinistra nelle migliaia di partite di calcio o per un ennesimo scatto nelle gare amatoriali in bicicletta.

Trasportai questa meticolosità e impegno nella mia vita lavorativa e nell’educazione dei miei adorati figli, tutti e tre fantastici, seppur così differenti l’uno dall’altro. Non parlai mai di sport e del mio passato col mio primogenito Giacomo fino a quando cominciò a fare Atletica, a vincere le prime gare regionali, a partecipare ai Campionati Italiani … era bravo, dotato, elegante nella corsa. La passione per lo sport agonistico mi ritornò fuori. Memore del mio fantastico Papa’, in un periodo di difficoltà economica della Società ne divenni Presidente … L ‘entusiasmo di tutti quei ragazzini mi aiutò a superare le difficoltà del momento legate al divorzio, anche se Giacomo era rimasto a vivere con me e io dedicavo la mia vita a lui … Capii il perché mio Papà aveva fatto tutto quello che aveva fatto alla Nuomil. Non per suo figlio, ma per i “suoi” figli, decine, centinaia … Mi emozionavo come mai mi era successo quando i ragazzini gareggiavano, ma riuscivo a non farlo trasparire e la mia più grossa soddisfazione era che ognuno di loro, compreso mio figlio, mi voleva vicino nei momenti pre-gara dato che davo loro tranquillità fiducia con i miei consigli e parole. Furono anni stupendi, indimenticabili … “

 “Ma adesso che legami hai col mondo del Nuoto? “

 “A parte l’ovvia passione che mi porta a seguirne sempre risultati e gare, il nuoto, oltra alla mia prima moglie con cui tuttora mantengo ottimi ed affettuosi rapporti, mi ha regalato favolosi amici che resistono da 40 anni nonostante le distanze e i fatti della vita. Con alcuni di loro ci sentiamo come “fratelli”, so che posso contare su di loro e loro sanno che io sarò sempre pronto ad aiutarli nei momenti di difficoltà. Forse è proprio questa la cosa più bella che mi ha lasciato in eredità lo sport: un ‘amicizia senza “interessi”, fedele nel tempo, intensa e sincera. Forse oggi non è più così, ma io credo che condividere sudore e fatica ti leghi in una maniera che nessun’altra esperienza sia in grado di fare così intensamente”

“E a proposito, non hai finito di raccontarmi … dopo il sogno con tuo Papà, cosa facesti? Come andò finire il tuo “road-show? “

“Chiamai il Banchiere che aspettava una mia decisione e gli dissi “Jean-Francois, on y va, je laisse pas ! “. Feci ancora, da solo, dato che i miei soci avevano mollato per esaurimento psico-fisico, una settimana di road-show. La Società riuscì ad entrare in Borsa, e da allora non ci siamo più fermati. Tornato a Milano, andai al cimitero sulla tomba di mio Papà, presi il biglietto e la foto che vi avevo lasciato all’inizio del road-show, e stracciai il tutto, finalmente liberato da un ‘ossessione “

 “Ma cosa avevi scritto su quel biglietto? e la foto? cos’era? “

“Avevo scritto: “Papa’, stavolta non sbaglierò come a Torino. Tranquillo …” e la foto era la mia partenza di quella maledetta gara. Una settimana in più di sacrifici, come non feci nel 1972, mi regalò quella che oggi è una realtà di 130 persone che lavorano “per me” e “con me “. Non sanno il perché della mia determinazione e si chiedono spesso da dove e come io trovi sempre la forza per non mollare mai.  Questo è quel che mi ha insegnato il nuoto e che io cerco di trasmettere agli altri, aiutandoli, cosi ‘come noi ci aiutavamo nelle indimenticabili staffette fra amici “

 

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