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Non c’è momento del ciclo di vita in cui il tema del viaggio sia più pertinente che in adolescenza: il desiderio di migliorare e scoprire nuove opportunità spinge molti giovani atleti adolescenti oltreconfine. Le aspettative più frequenti hanno a che vedere con lo sviluppo e il miglioramento della performance agonistica e con il potenziamento delle competenze linguistiche, qualche volta di entrambe, secondo una scansione che prevede soggiorni  di durata variabile da qualche mese ad un anno. Spesso queste esperienze rispondono non solo ad un ordine del giorno manifesto, ma anche inevitabilmente ad una sorta di ordine del giorno “nascosto” o, più semplicemente, meno consapevole.

Osservando più da vicino ciò che le caratterizzaIMG_4139, si possono cogliere elementi emotivo-affettivi che le avvicinano a vere e proprie transizioni verso l’adultità,che prevedono sfida con se stessi e con l’ambiente, geografico e antropologico, circostante. Le  mete del viaggio costituiscono dimensioni in cui aprirsi inevitabilmente a nuove socializzazioni e a nuovi stimoli culturali. Il prestigio intrinseco al potenziale di queste esperienze include una moltitudine di compiti evolutivi che l’atleta adolescente si troverà a fronteggiare :la sperimentazione della propria autonomia riguarderà sia gli aspetti organizzativi che quelli emotivi. Approdare a nuovi luoghi e far parte di nuovi contesti ,prevede delicate fasi di ambientamento e socializzazione, particolarmente rilevanti per la qualità del benessere futuro ,ma estremamente impegnativi da un punto di vista psicologico vista la necessità di mettersi in gioco senza poter disporre della consueta vicinanza con la propria rete sociale di riferimento (sia essa familiare o del gruppo di pari), situata inevitabilmente a debita distanza. Una grande risorsa per mettere in sicurezza il perimetro del viaggio e’ costituita dall’attenta valutazione della sua sostenibilità :valutare da un punto di vista emotivo e  relazionale ,preparare il viaggio e predisporsi al cambiamento può essere una sorta di gioco di squadra che prevede l’interazione costruttiva di atleti ,genitori e allenatori secondo una prassi di buoni dialoghi ,declinati secondo un obiettivo condiviso .Ognuno ,all’interno del proprio ruolo ,può costituirsi come insostituibile risorsa o se vogliamo, come facilitatore di un percorso il cui centro e ‘abitato dall’atleta, ma che possiede e dispone di stabili ancoraggi nelle figure che restano alla base e che, a dispetto della distanza geografica ,risulteranno preziosi riferimenti durante l’intera esperienza di vita .I viaggi prevedono quasi sempre un ritorno ,che nel nostro caso rappresenta non solo il momento di verifica degli obiettivi attesi ,ma anche la delicata fase di re-integrazione relazionale e affettiva del giovane atleta con il suo ambiente di riferimento .Sarebbe una semplificazione pensare che tutto possa riprendere esattamente dal punto in cui ci si era lasciati: la grande sfida e ‘accogliere ,senza giudicare ,le nuove trasformazioni prodotte dal viaggio e dal percorso , darsi il tempo per trovare insieme una nuova sintonia emotiva  e infine lasciarsi incuriosire dalla persona “reale” che ci sta davanti senza farci travolgere dalle aspettative “ideali” che, più o meno consapevolmente ,avremo finito per alimentare nella nostra permanenza di adulti rimasti alla base .Non importa se ci poniamo nel ruolo di genitori, di allenatori o di insegnanti, ognuno ha davanti a sé la grande opportunità di prendere parte alla transizione in corso con le proprie risorse interne e i propri limiti, ma in un assetto dinamico anche se a volte non perfettamente controllabile. Il vero limite o, se vogliamo la grande trappola, e’ costituita dal riprendere “esattamente” da dove eravamo rimasti, senza integrare tutta la ricchezza e la complessità degli sviluppi, siano essi identitari, emotivi od agonistici, che l’adolescente reale inesorabilmente ci porterà.

(Monica Vallarin – Psicologa dello sport/ coach certificata ed ex atleta)

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